I giovani e il lavoro

Molto spesso sentiamo dire che c’è carenza di personale specializzato in molti settori, specialmente nel campo dell’ICT.
 
Secondo i dati Istat, l’Italia è penultima in Europa per percentuale di laureati di età compresa tra i 30 ed i 34 anni e meno del 27% con un titolo di studio terziario all’età di 34 anni. Inoltre, solo il 60% della popolazione risulta aver concluso almeno un ciclo di studio secondario.
 
Con il processo di trasformazione digitale e l’introduzione di nuove tecnologie, il lavoro diventa sempre più qualificato e complesso, portando i datori di lavoro a ricercare figure sempre più specializzate, che sappiano gestire informazioni complesse, pensar
e in maniera autonoma ed essere creativi utilizzando le risorse in modo intelligente ed efficiente.
 
Attraverso il Digital Innovation Hub Virtuale, coordinato dalla SI-IES, abbiamo avuto modo di approfondire il settore della Digital Trasformation e possiamo dire che non siamo ancora arrivati al punto di arrivo, anzi è un percorso continuo che porterà alla creazione di nuovi modelli di business.
Le nuove tecnologie quali IA, Cyber Security, IoT, Big Data Data Analytics e Cloud saranno il fattore abilitante e indispensabile di questo lungo percorso.
 
Tutto ciò porterà i giovani, rispetto agli anni passati, a dover acquisire sempre nuove skills attinenti alle nuove tecnologie appena citate, attraverso un corso universitario specifico o, se si decidesse di interrompere gli studi, un corso di formazione altamente tecnico e specializzato per poter competere con ciò che richiede il mercato del lavoro.
 
Il mondo del lavoro, però, è cambiato anche da un altro punto di vista. Nei decenni scorsi si prendeva come parametro il quoziente intellettivo, infatti venivano indicate le persone più efficienti a livello accademico in base al punteggio più alto ed alla fascia di età.
 
Oggi, invece, viene preso in considerazione un nuovo parametro, quello dell’intelligenza emotiva, che si riferisce alla capacità di una persona di sapere, controllare, valutare ed esprimere le proprie emozioni. Da uno studio condotto da psicologi, ricercatori e scienziati, è risultato che gli studenti che avevano un punteggio alto di I.E, quindi non quelle con un ampio bagaglio di conoscenze tecniche o accademiche, hanno lavorato professionalmente meglio rispetto agli studenti che avevano un punteggio alto di Q.I.
Un punteggio alto di I.E. ha portato ad avere risultati migliori sul posto di lavoro in termini di leadership, autoconsapevolezza delle proprie capacità, affidabilità, motivazione ed empatia.
 
Molte aziende, sulla base dei risultati di questo studio, hanno selezionato personale in base all’I.E., perché al giorno d’oggi è molto importante soprattutto per i giovani capire come interagire con il prossimo e con le diverse figure all’interno di un contesto aziendale.
 
Sono aspetti questi fondamentali per i giovani che si inseriscono in un contesto lavorativo e che andrebbero approfonditi già nelle università con dei programmi specifici.
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