L’Italia e il digitale

Secondo la relazione dell’indice DESI- Indice di digitalizzazione dell’economia e della societàl’Italia è retrocessa al venticinquesimo posto. La classifica è uno strumento di cui si serve la Commissione europea, dal 2014, per monitorare il progresso digitale degli Stati membri. I report stilati comprendono sia i profili nazionali che capitoli tematici al fine di raccogliere lo stato e gli aspetti digitali di ogni società approfondendo le politiche e le migliori prassi da utilizzare. La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto la tecnologia e le risorse digitali siano entrate a far parte del nostro quotidiano: che siano tecnologie base o avanzate come l’IA, il supercalcolo.
 
Per l’anno 2020 il DESI ha collocato l’Italia al venticinquesimo posto fra i 28 Stati membri dell’UE. Presentiamo delle significative carenze per quanto riguarda il capitale umano e i livelli di competenze digitali è basso e il numero delle persone che si specializzano nel settore telecomunicazioni è al di sotto della media UE. Forse l’unico settore in cui ci sono dei progressi è quello del 5G per il quale registriamo un buon livello in termini di preparazione (sono state assegnate tutte le bande pioniere e sono stati lanciati i primi servizi commerciali) [Report DESI 2020, CE]. Tuttavia, le carenze prima elencate hanno conseguenze non indifferenti sull’utilizzo dei servizi pubblici digitali nonostante l’Italia si collochi in una posizione buona nell’offerta dei servizi pubblici digitali, ad esempio l’e-government. Nel 2019 è stato istituito il Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione contrassegnando la sua istituzione con il piano “Italia 2025” per promuovere la digitalizzazione e l’innovazione. Tuttavia, la percentuale degli italiani che utilizzano abitualmente internet è del 74% nonostante si stiano promuovendo strategie per la trasformazione digitale della PA italiana. Ad aiutare l’Italia a crescere nell’utilizzo delle infrastrutture digitali è stata proprio la pandemia di Covid-19 che ha travolto le società, le culture, le politiche ponendole dinanzi ad una crisi dalla quale possiamo trarre delle grandi opportunità, se si fanno le giuste analisi e si prendono le rette decisioni per la collettività. Secondo l’indice DESI la domanda di servizi digitali (complice la pandemia) è aumentata e anche le azioni politiche sono state significative per fronteggiare l’aumento del consumo di servizi di comunicazione elettronica e traffico di rete che tendeva ad aumentare. Sono state introdotte misure per agevolare l’acquisto di beni e servizi informatici da parte della PA e fornire gli strumenti idonei alle scuole per garantire l’apprendimento da parte dei ragazzi che già hanno perso troppi giorni in termini scolastici e educativi.
 
Dunque, le iniziative sono diverse e per nobili cause ma non basta il 5G per consolarci dal momento che siamo in ritardo sul resto della connessione internet e diffusione delle reti ad altissima capacità (VHCN). Siamo retrocessi e di questo è bene che se ne prenda subito atto e si faccia un lavoro degno della situazione, dalle scuole alle connessioni negli ospedali.
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