Covid-19 e impatto economico (seconda parte)

Facciamo cenno al concetto di comunicazione e comunicazione d’impresa: è particolarmente utile e importante comunicare con le persone sui rischi e su come proteggersi in quanto sono questioni che riguardano tutti. Si parla molto di adeguare gli ospedali per poter far fronte ad una eventuale seconda ondata di Covid-19 e relative conseguenze. A questo proposito bisogna uscire dai concetti puramente enunciativi cercando di creare e formare gli operatori sanitari. Vi sono a questo proposito delle parole chiave che vanno esplose con relativi provvedimenti in maniera seria, con relativi investimenti a partire da:
prevenzione;
-preparazione;
-salute pubblica;
-leadership politica;
-e soprattutto il capitale umano.
L’insieme di quanto detto è utile per fare le cose giuste e proteggere tutti i cittadini del mondo.
La Cina è riuscita a contenere il virus in quanto ha adottato delle misure particolarmente rigide.
Mentre l’Europa occidentale continua a subire dei focolai, è a tutti noto che il 6 aprile 2020 gli Stati Uniti d’America hanno oltre 330 mila casi, numero elevato rispetto ad altri paesi. Come noto, negli USA abbiamo repubblicani e conservatori e, per fortuna, il virus non vede colori. Non a caso ha attaccato New York City, che è lo stato più colpito degli Stati Uniti D’America. Gli ospedali riescono in maniera sofferta a far fronte al numero dei pazienti in quanto scarseggiano le forniture di dispositivi di protezione individuali noti come DPI, i ventilatori e le altre attrezzature essenziali utili per curare i pazienti. Sempre il 6 di aprile c’erano 1 milione e 270 mila 856 casi confermati e quasi 70mila decessi dovuti a Covid-19 in 183 Paesi o regioni a livello globale. Le percentuali in nostro possesso di test sono state scarse e modeste in molti Paesi quindi è probabile che il numero reale di casi sia più elevato.
Il virus ha mostrato di non trovare ostacoli a livello mondiale. Anche qui si è parlato di potenziale impatto sulla salute della pandemia nei paesi a basso reddito ed in particolare in Africa, continente che già affronta tutta la parte che ricade nei sistemi sanitari con particolare difficoltà e nello stesso tempo anche la presenza di una scarsità di operatori sanitari qualificati e ciò non vi è dubbio che è motivo di elevata preoccupazione. In questo frangente si è avuto modo di notare che la traiettoria epidemiologica dell’agente patogeno rimane incerta; diversi modellisti matematici hanno tentato anche loro di stimare il potenziale impatto sulla salute della malattia. Le loro stime hanno una forbice che parte dal 20% all’80% della popolazione globale infetta. Da quanto si è visto, e notato, non vi sono attualmente possibili farmaci o vaccini disponibili in commercio per prevenire l’infezione, curare la malattia o frenare la pandemia. I termini usati con frequenza dicono che siamo dinanzi al cambiamento di comportamento ed agli interventi non farmaceutici, incluso, tra l’altro, l’autoisolamento degli individui sintomatici. Anche qui vi sono stati dei provvedimenti a livello d governo che hanno inteso porre delle restrizioni bloccando i cittadini di qualsiasi età chiusi nelle proprie abitazioni; le indicazioni emerse a più riprese contenevano precisamente una maggiore igiene delle mani, distanziamento fisico, lavorare da casa ove possibile e chiusura della scuola e degli affari. I governi nazionali e locali hanno chiuso i loro confini creando grande preoccupazione e limitando la circolazione delle persone nel tentativo di contenere la diffusione della malattia e di contenere il picco dell’epidemia con l’obiettivo di diminuire la domanda giornaliera di risorse sanitarie. Non a caso negli USA ai cittadini di ben 40 stati, insieme ad un certo numero di città e contee, è stato consigliato di restare a casa.
Nel frattempo, in India, il 24 di marzo, 1,3 miliardi di persone sono state poste sotto un blocco nazionale per la durata di 21 giorni. In pochi si sono cimentati a fare delle valutazioni sul piano delle analisi delle ricadute economiche derivanti dal Covid-19. Da più parti emerge che questa pandemia rischia di paralizzare anche i cosiddetti mercati più resistenti con minacce serie di crescita sia a livello nazionale e sia a livello globale. Ancora oggi si sostiene che l’agente patogeno non abbia ancora completato il cd. tour mondiale, mentre è sotto gli occhi di tutti che l’economa globale sta già mostrando particolari segni di rallentamento.
Secondo la SI-IES non vi è una discriminazione tra grandi aziende e piccole aziende se non una visione diversa. Le grandi aziende hanno avuto grandi perdite e nello stesso tempo perso fette di mercato in favore di altri e quindi vi sono due compiti, il primo è di reinserirsi nel mondo produttivo valutando domanda e offerta e riconquista del mercato, mentre le PMI per le dimensioni minori riescono in alcuni casi ad essere favorite nell’uscire fuori dal guado specialmente se hanno la loro autonomia e non operano congiuntamente alle grandi aziende. I settori che sono stati fortemente danneggiati sono veramente molti a mo’ di esempio: i settori dei servizi, la parte aviazione, turismi e viaggi, ristorazione.
È molto più semplice dire che l’attività commerciale si è arrestata in tantissimi settori merceologici. La crisi delle compagnie aeree è sotto gli occhi di tutti ed hanno già sperimentato un elevato calo del traffico sulle loro rotte internazionali ritenute più redditizie. Negli USA, quasi 6,6 milioni di lavoratori hanno purtroppo presentato domanda di sussidio di disoccupazione alla fine di marzo 2020, ponendo fine ad una serie di crescite, fiore all’occhiello per l’occupazione dell’attuale presidente degli USA. Oltre il 60% degli americani ha perso ore e stipendi ed è stato licenziato oppure è stata chiusa l’attività in risposta alla pandemia. I lavoratori americani stanno pagando in questo periodo le conseguenze derivanti dell’epidemia di Coronavirus sull’economia americana. Vi è stata un’indagine del settimanale “BAIN/DINATA” [da accertare] sui consumatori statunitensi ed ha rilevato che il 31% degli intervistati hanno visto ridurre il proprio reddito e le proprie ore; il 18% è stato temporaneamente o definitivamente licenziato e il 10% ha temporaneamente o definitivamente chiuso la propria attività.
Dall’altra parte, il 6% degli intervistati ha visto aumentare le proprie ore ed il proprio reddito. Circa 1/3 di tutti gli intervistati (il 35%) ha dichiarato che l’epidemia non ha influito sul lavoro o sul reddito. Da quanto descritto si comprendano già i sintomi di quanto è accaduto e nello stesso tempo si dovrà pensare a come riportare il tutto sul piano della normalità. Alcuni esperti sostengono che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere il 30% nel secondo trimestre.
Per passare in Europa notiamo che le camere di commercio britanniche hanno rivelato che all’inizio di aprile 2020 il 32% delle imprese del Regno Unito avrà temporaneamente licenziato il personale. Quando si parla di un autunno drammatico si intende che questo non è frutto di previsioni ma solo di analisi guardando il recente passato, il presente e quindi traendo le conclusioni necessarie in merito.
In molti paesi a basso reddito il settore informale è una fonte sostanziale di occupazione. In molti di questi lavoratori le spese vive per l’assistenza sanitaria comprendono già un’elevata percentuale dei redditi delle famiglie. Le crescenti richieste alle famiglie potrebbero spingerle ulteriormente nella povertà.
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Francesco Chiappetta
Francesco Chiappetta
Il prof. Francesco Chiappetta, manager d'azienda, è stato docente universitario di vari atenei. Ha profonda esperienza comprovata da incarichi importanti in azienda leader nel settore delle telecomunicazioni. La sua esperienza diversificata ha l’obiettivo di fornire consulenza direzionale, innovativa e approfondita. E' iscritto all'albo dei giornalisti dal 2005, successivamente nel 2007 pone un’iniziativa editoriale, per la società Si -ies, fondando Sentieri Digitali E-magazine di creatività e tecnologia per la comunicazione d’impresa. L’obiettivo di Sentieri Digitali è dedicato alla Comunicazione d’impresa in senso lato: ovvero dalle grandi imprese alle pmi e gli artigiani, dai professionisti alle PA, dal Marketing agli obblighi d’informazione per le società quotate. L’intero contesto dell’e-magazine è incentrato sui passi evolutivi della trasformazione digitale.

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