Tra progresso e regresso

Dicevamo che sarebbe andato tutto bene. Ci siamo ripetuti, dopo il primo mese di pandemia, che saremmo cambiati, non solo nelle nostre abitudini, ma anche nel rapporto con l’altro. Avevamo capito che ognuno poteva essere causa-effetto di un qualcosa che ci ha paralizzati in casa per molto tempo e la fiducia verso il prossimo è diventata essenziale oltreché un’àncora di salvezza. Ovattati e rinchiusi. Pensavamo di raggiungere ogni parte del mondo con la sola apertura di siti web, pagine social, foto, articoli e sapere cosa stesse succedendo anche in tempo reale. Ma non raggiungevamo ciò che stava accadendo tra le mura domestiche poiché dopo si è incominciato a parlarne e il triste risultato è che questa pandemia ha accentuato le ineguaglianze. Addirittura, c’è stata un’inversione di rotta. Ed è un rapporto delle Nazioni Unite ad allarmare le società dopo aver dichiarato che “la pandemia potrebbe diluire decenni di progressi in termini di uguaglianza di genere”. Sam Smethers, della Fawcett society (ente non profit inglese per i diritti delle donne) tuona dicendo che “c’è la prospettiva di una forza lavoro a due velocità, in cui gli uomini tornano a lavorare e le donne restano a casa”.
 
Ma sono anche i dati a dirci che potremmo perdere anni di conquiste nel giro di pochi mesi: in Australia sono rimaste disoccupate 457mila donne rispetto a 380 mila uomini. Secondo l’Eurostat i risultati non sono comunque favorevoli e il divario occupazionale segnala ancora delle forti ineguaglianze considerando anche la divisione iniqua del lavoro domestico tra uomini e donne determinato non solo da aspetti finanziari ma anche dallo svolgimento di una mole di lavoro domestico maggiore da parte delle donne rispetto al partner. Nonostante anni di conquiste, dal salario all’accesso al mondo del lavoro, al tempo che si dedica ai figli, il divario resta ed è anche abissale.
 
Con il Covid-19 si è constatato che il minor numero di cambiamenti è avvenuto proprio all’interno delle case: se i figli non possono andare all’asilo e sono costretti a restare a casa per tanto tempo la decisione di quale genitore dovrà restare a casa ricadrà sulla donna in base alla dichiarazione del reddito e a chi ha una maggiore flessibilità tale da poter permettersi di non andare al lavoro. È una decisione tristemente nota che sta limitando non solo le libertà delle donne nella sfera pubblica ma anche le loro libertà nella sfera privata.
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